Maglia ufficiale originale dell’epoca (versione store), maniche lunghe (priva da main sponsor vietato all’epoca nella competizione intercontinentale), della finale di coppa intercontinentale 1985 tenutasi a Tokio l’8 dicembre 1985 e vinta dalla Juventus, al suo primo titolo di campione del mondo, contro gli argentini dell’Argentinos Juniors (ritenuta la miglior edizione nella storia del torneo per livello tecnico e agonistico oltreché, in generale, uno dei migliori incontri mai giocati nella storia dello sport), con il risultato finale di 6 a 2 dopo i c. di r. Massimo Mauro ha militato nella Juventus dal 1985 al 1989 vincendo una Coppa Intercontinentale e uno Scudetto. La maglia presentata è stata autografata sul fronte a Torino da Massimo Mauro il 5 novembre 2021.
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La maglia è stata preparata da spogliatoio per le gare di campionato 1994/95, in particolare utilizzata nell’incontro, del 4 novembre 1994 al Delle Alpi di Torino, tra Juventus e Fiorentina terminato 3 a 2 per i bianconeri, che vide alla storia la “consacrazione calcistica” del giovane Alex Del Piero. Proprio in quella stagione, dopo oltre un ventennio, la Juventus chiuse l’era manageriale di Boniperti ristrutturandosi con un nuovo assetto dirigenziale (nacque la cosiddetta “Triade”, formata dal direttore sportivo Luciano Moggi, dall’amministratore delegato Antonio Giraudo e dal vicepresidente Roberto Bettega). Per la panchina venne scelto l’emergente Marcello Lippi, che archiviò definitivamente l’epoca di Trapattoni; mentre un giovane Del Piero si ritagliò definitivamente un posto in prima squadra; infatti, sul finire dell’anno solare proprio quando i bianconeri, venivano privati dell’apporto del loro capitano e N.10 Roberto Baggio (seriamente infortunatosi il 27 novembre 1994 a Padova e destinato a rimanere per cinque mesi lontano dai campi), emersero prepotentemente grazie soprattutto al ventenne Del Piero a cui veniva assegnata proprio la maglia N.10 di Roberto Baggio, e nel successivo incontro di campionato, il 4 dicembre i bianconeri, negli ultimi 20′ di gioco, rimontarono da 0-2 a 3-2 la Fiorentina al Delle Alpi grazie a un’invenzione allo scadere di Del Piero che realizzò una delle più belle reti della sua carriera (un pallonetto al volo rimasto negli annali): viola avanti per 2-0 (gol di Francesco Baiano e Angelo Carbone) poi la rimonta della Juve firmata dalla doppietta di Gianluca Vialli e dalla magia di Alex. Il gol di Del Piero arrivò all’87’: il suo esterno destro al volo è uno dei capolavori più belli che permise alla squadra di Marcello Lippi di vincere per 3-2. Il lancio di 50 metri di Alessandro Orlando, il movimento ad aggirare Malusci e Marcio Santos, campione del mondo con il Brasile appena cinque mesi prima, il pallonetto di esterno destro al volo a scavalcare Francesco Toldo, impossibile solo da pensare; così, Alex Del Piero segnava uno dei più importanti e famosi tra i suoi 359 gol in carriera. Non solo splendido ma anche straordinariamente importante, perché metteva il punto esclamativo, alla rimonta da 0-2 a 3-2 sulla Fiorentina di Claudio Ranieri, e all’inizio della scalata allo scudetto che mancava da nove anni. Infatti, in quella stagione la Juventus realizzò il secondo double nazionale della sua storia — dopo l’allora unico precedente del 1959/60 — mettendo in bacheca, oltre allo scudetto, anche la nona Coppa Italia
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La maglia è stata preparata da spogliatoio per le gare della UEFA Champions League 2008/09. Fu scelto il colore per rievocare il c.d. quinquennio d’oro (il periodo storico di cinque anni della società calcistica italiana compreso nella prima metà degli anni 1930, in cui monopolizzò il calcio tricolore, stabilendo un record durato per le successive ottantadue stagioni), in particolare utilizzata nella fase a gironi della Champions League il 5 novembre 2008 in trasferta contro il Real Madrid, quando con una doppietta da sogno, la Juventus espugna Madrid dopo 46 anni e il ‘Bernabeu’ si alza in piedi per omaggiare Del Piero autore appunto della doppietta.
Due anni prima la discesa agli inferi con la sua Signora, dal trono del mondo alla Serie B. Due anni più tardi, con un’insolita maglia color oro sulle spalle.
Proprio in Champions League il numero 10 bianconero torna a essere definitivamente Pinturicchio, ovvero l’uomo che aveva dipinto tante notti europee bianconere con la classica mossa: finta, controfinta, tiro a giro di destro sul palo più lontano e palla nell’angolino alla sinistra del portiere. La Juventus si presenta a Madrid dopo aver superato l’Artmedia di Bratislava nel turno preliminare. I bianconeri, inseriti nel girone insieme a Real, Zenit e Bate Borisov, sono allenati da Claudio Ranieri.
Dopo un buon avvio dei padroni di casa, alla prima occasione la Juve passa quando Marchionni recupera palla e serve il capitano. Del Piero si invola verso l’area avversaria e piazza un sinistro dai venti metri che non lascia scampo a Iker Casillas. Il Real non ci sta e attacca ma la difesa bianconera regge bene fino al 67′: l’arbitro fischia una punizione per la Juve dai venticinque metri, Del Piero sistema il pallone, Casillas piazza la barriera e Pinturicchio lo beffa firmando una storica doppietta che ammutolisce il ‘Bernabeu’.
Il numero 10 avrebbe addirittura l’occasione di portarsi a casa il pallone ma la tripletta viene solo sfiorata. Il meglio però arriverà in pieno recupero quando Ranieri richiama in panchina Del Piero per inserire De Ceglie. Un semplice cambio per guadagnare qualche minuto e blindare una vittoria insperata che diventerà leggenda. O almeno così sembra. Al comparire del numero 10 sulla lavagnetta elettronica invece il sempre esigente pubblico del ‘Santiago Bernabeu’ si alza in piedi per tributare una standing ovation all’assoluto protagonista della serata. Gesto ricambiato da Del Piero con un inchino ‘Real’ e indimenticabile anche nella ricca carriera di un campione assoluto, tanto che il diretto interessato qualche tempo fa ha ammesso come quella serata sia per lui seconda solo a un’altra notte da ricordare: “Il momento più emozionante è stato il goal alla Germania nel Mondiale del 2006 per la situazione e l’importanza della gara. Poi c’è sicuramente la standing ovation al Bernabeu”. Grazie a quella vittoria, peraltro, la Juventus accede agli ottavi di Champions League da prima del girone.
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